1 19/04/2026 10 min

Partire dal presupposto giusto: UEFI, GPT e ordine di boot

Se vuoi affiancare Ubuntu 22.04 a Windows 11 sullo stesso disco, la strada più stabile è una macchina in modalità UEFI con tabella GPT. È il caso normale sui PC recenti, ed è anche quello che riduce il numero di problemi in fase di installazione e di avvio. Se Windows 11 è già installato, quasi certamente lo è in UEFI; il punto non è “se si può fare”, ma evitare di mischiare modalità diverse, dischi inizializzati male o partizioni create con fretta.

Il dual boot funziona bene quando ciascun sistema ha il proprio spazio e il bootloader gestisce la scelta. In pratica, Windows resta comodo per il firmware e Ubuntu installa GRUB nell’ESP esistente, cioè la partizione EFI condivisa. La regola operativa è semplice: prima osservi come è messo il disco, poi riduci Windows in modo pulito, poi installi Ubuntu nello spazio libero, infine verifichi che l’avvio passi dal menu corretto.

Verifiche prima di toccare il disco

La parte che fa perdere meno tempo è quella fatta prima di aprire il partizionatore. Devi sapere tre cose: se Windows è in UEFI, se il disco è GPT e quanto spazio libero puoi ricavare senza stressare il filesystem. Su Windows apri un prompt amministrativo e controlla il tipo di avvio con un dato verificabile, non a sensazione.

Nel prompt dei comandi esegui:

msinfo32

Nel campo Modalità BIOS devi leggere UEFI. Se vedi Legacy o BIOS, fermati: il lavoro cambia e conviene riallineare il firmware prima di procedere. Per il disco, apri Gestione disco e verifica che il volume di sistema stia su GPT; in alternativa, da prompt amministrativo puoi usare:

diskpart
list disk

Un asterisco sotto la colonna GPT sul disco corretto conferma la tabella. Se non c’è, non è il caso di improvvisare: su Windows 11 moderno la conversione è possibile, ma va trattata come change controllato con backup e finestra di manutenzione.

La terza verifica riguarda lo spazio libero. Se il disco è quasi pieno, ridurre la partizione di Windows rischia di fallire o di lasciare frammentazione inutile. Prima di ridurre, fai almeno queste due cose: sospendi BitLocker se attivo e lancia una pulizia base dei file temporanei. Se BitLocker è abilitato, annota la chiave di ripristino e verifica che sia salvata nell’account Microsoft o in un vault interno. Non lasciare una chiave in chiaro in un file locale.

Preparare Windows 11 senza creare danni collaterali

La riduzione della partizione di Windows è il punto in cui si commettono gli errori più costosi. L’obiettivo è liberare spazio non allocato senza toccare la partizione EFI, quella di ripristino o eventuali volumi dati. Usa Gestione disco, perché mostra chiaramente i volumi e riduce il rischio di puntare quello sbagliato. Il disco di sistema di solito contiene una partizione EFI da 100–300 MB, una o più partizioni Microsoft Reserved e la partizione principale NTFS.

Procedura pratica: apri Gestione disco, clic destro sul volume principale di Windows, poi Riduci volume. Il valore da liberare dipende dall’uso, ma per un dual boot serio io considero almeno 40–60 GB se Ubuntu deve ospitare sviluppo, container o toolchain. Se hai meno, il sistema parte comunque, ma ti ritrovi presto a fare pulizia forzata. Se hai intenzione di usare snapshot o molte VM, sali ancora.

Se Windows non concede abbastanza spazio, il problema di solito non è “misterioso”: file non spostabili, ibernazione, pagefile, restore point troppo aggressivi. Prima di forzare, fai un passaggio minimo e reversibile:

  1. Disattiva temporaneamente ibernazione con powercfg /h off.
  2. Riduci o sposta il file di paging solo se sai cosa stai facendo e hai RAM sufficiente.
  3. Rimuovi punti di ripristino vecchi con gli strumenti standard di Windows.

Dopo queste azioni, riprova la riduzione. Il blast radius resta limitato alla gestione spazio del volume Windows; il rollback è semplice: riabiliti ciò che hai disattivato e, se hai solo creato spazio non allocato, non hai toccato i dati esistenti.

Creare la chiavetta Ubuntu 22.04 nel modo meno fragile

Per l’installazione conviene una USB preparata in modo pulito, con immagine verificata. L’errore classico è usare un supporto scritto male e poi attribuire al boot problemi che nascono prima. Scarica la ISO di Ubuntu 22.04, verifica l’hash pubblicato e poi crea la chiavetta. Se sei su Windows, Rufus è una scelta pratica; se sei su Linux, dd va bene ma va usato con attenzione sul device giusto.

Su Linux, dopo aver identificato il device della USB con lsblk, puoi scrivere l’immagine così:

sudo dd if=ubuntu-22.04.x-desktop-amd64.iso of=/dev/sdX bs=4M status=progress oflag=sync

Sostituisci /dev/sdX con il device corretto, non con una partizione tipo /dev/sdX1. Il rischio è evidente: se sbagli target, sovrascrivi il disco errato. Il rollback, in quel caso, non esiste sul supporto di destinazione. Se preferisci un percorso meno esposto all’errore, usa un tool grafico che mostri chiaramente il disco selezionato.

Se vuoi un controllo in più, dopo la creazione riaggancia la chiavetta e verifica che contenga i file di boot e l’etichetta corretta. Non è un passaggio glamour, ma ti evita un avvio fallito nel momento meno opportuno.

Installazione di Ubuntu: partizionamento essenziale e senza ambiguità

Avvia il PC dalla USB in modalità UEFI, non Legacy. Nel menu di boot del firmware scegli la voce che inizia con UEFI: e punta alla chiavetta. Se parte il live environment, apri l’installer e scegli l’opzione di installazione manuale quando vuoi mantenere pieno controllo sulle partizioni. L’automatismo “installa accanto a Windows” funziona spesso, ma manuale è preferibile quando vuoi sapere esattamente cosa succede al disco.

Lo schema tipico è questo:

  1. Lascia intatta la partizione EFI esistente.
  2. Usa lo spazio non allocato creato in precedenza per una partizione root / in ext4.
  3. Se vuoi separare i dati, crea anche una partizione /home.
  4. Assegna eventualmente una swap dedicata, oppure lascia che Ubuntu usi swapfile, che è la scelta standard e semplice da gestire.

Per un desktop o una workstation comune, una root da 30–40 GB è il minimo ragionevole. Se installi IDE, container o tool pesanti, meglio stare più larghi. La partizione EFI va montata come /boot/efi senza formattarla, a meno che non ci sia un problema specifico da risolvere. Formattarla senza motivo crea solo più lavoro e aumenta il rischio di perdere voci di boot già presenti.

Quando il setup ti chiede dove installare il bootloader, lascia che Ubuntu lo metta sul disco corretto, non su una partizione a caso. In UEFI il punto chiave è la ESP, non il vecchio MBR. Se hai più dischi, controlla con attenzione quale è il disco di sistema e quale è il disco dati: l’errore qui non è teorico, è uno dei motivi più frequenti di macchina che parte solo con la USB inserita.

GRUB, Windows Boot Manager e scelta del sistema all’avvio

Dopo il primo riavvio dovresti vedere GRUB con Ubuntu e Windows Boot Manager. Se non compare Windows, non è detto che sia sparito: spesso il problema è solo la rilevazione automatica disabilitata o una voce UEFI non impostata come prioritaria. Da Ubuntu, puoi verificare le voci di boot con:

sudo efibootmgr -v

Qui ti interessa vedere sia la voce di Ubuntu sia quella di Windows. Se Windows manca, controlla da firmware UEFI se la voce esiste ancora. Se esiste ma non viene proposta da GRUB, aggiorna la configurazione del bootloader e rigenera il menu.

Su Ubuntu, il classico passaggio è:

sudo update-grub

Se la rilevazione di Windows non avviene, il pacchetto che fa la scansione può essere assente o disabilitato in alcune configurazioni. Il punto non è fare magie, ma verificare la presenza del file di configurazione e la rilevazione del sistema operativo. Una volta sistemato, il menu GRUB deve mostrare entrambi i sistemi oppure, in alternativa, devi poter scegliere Windows dal menu UEFI del firmware.

Quando Windows non compare o parte sempre per primo

Se il PC entra sempre in Windows, il firmware sta probabilmente privilegiando Windows Boot Manager. Non è un guasto, è solo una priorità di boot non allineata. Entra nel setup UEFI e porta in cima la voce di Ubuntu o, se preferisci, lascia Windows primo e usa GRUB solo quando riesce a intercettare la scelta. In ambienti desktop io preferisco che il boot manager di Ubuntu sia prioritario, perché rende più semplice la gestione di kernel e aggiornamenti.

Se invece Ubuntu parte ma Windows non è selezionabile, controlla prima il filesystem della partizione EFI e poi la presenza della voce nel firmware. Da Ubuntu puoi montare l’ESP e vedere cosa c’è dentro:

lsblk -f
sudo mount /boot/efi
ls /boot/efi/EFI

Ti aspetti directory come ubuntu e Microsoft. Se Microsoft manca, il problema è più profondo e va trattato con cautela: può essere una ESP non correttamente montata, oppure una reinstallazione di Windows che ha cambiato le voci di boot. In quel caso il rollback migliore è non toccare a caso le partizioni, ma ripristinare la voce UEFI corretta o, se serve, usare gli strumenti di riparazione di Windows dal supporto ufficiale.

Driver, Secure Boot e dettagli che evitano ticket inutili

Su Ubuntu 22.04 Secure Boot è normalmente compatibile, ma i driver proprietari e alcune periferiche possono introdurre attriti. Se hai una GPU NVIDIA o hardware particolare, il primo avvio dopo l’installazione va osservato con attenzione. Se il sistema entra in black screen o la sessione grafica non sale, controlla i log del display manager e l’eventuale richiesta di enrolment della chiave MOK.

Per un controllo rapido, da TTY o da sessione funzionante puoi guardare i log recenti con:

journalctl -b -p err
journalctl -b | grep -i mok

Se il problema è il driver, la soluzione minima reversibile è avviare con il driver open source o rimuovere temporaneamente il pacchetto problematico, non fare pulizie aggressive. In un dual boot, il rischio non è solo tecnico ma anche operativo: ogni modifica che tocca driver e kernel va trattata come change con possibilità di rollback, soprattutto su un sistema usato per lavoro.

Schema operativo consigliato in pratica

  1. Verifica che Windows 11 sia in UEFI e il disco in GPT.
  2. Fai backup dei dati importanti e salva la chiave BitLocker se presente.
  3. Riduci la partizione Windows da Gestione disco e libera spazio non allocato.
  4. Crea la USB di Ubuntu 22.04 da ISO verificata.
  5. Avvia la chiavetta in modalità UEFI e installa Ubuntu nello spazio libero.
  6. Riusa la partizione EFI esistente senza formattarla.
  7. Controlla GRUB, eventuali voci UEFI e l’ordine di boot.
  8. Testa sia Ubuntu sia Windows dopo due riavvii consecutivi.

Questo flusso ha un vantaggio concreto: ogni passaggio ha un punto di verifica chiaro e un rollback ragionevole. Se qualcosa non torna dopo la riduzione del volume, puoi fermarti prima di toccare Ubuntu. Se qualcosa non torna dopo l’installazione, hai ancora intatte le partizioni Windows. Il vero errore è fare tre cambi insieme e poi non sapere quale dei tre ha rotto l’avvio.

Controlli finali dopo il primo boot

Dopo aver installato tutto, fai una verifica essenziale ma concreta. Su Ubuntu controlla il disco e le partizioni con lsblk, poi verifica che l’ESP sia montata correttamente e che il menu di boot sia coerente. Su Windows, apri Gestione disco e conferma che le partizioni siano intatte e che il sistema parta senza dipendere dalla USB. Se hai bisogno di un segnale rapido, la macchina deve avviarsi in entrambi i sistemi per due cicli di riavvio consecutivi, senza interventi manuali oltre alla scelta iniziale del boot.

Un controllo utile è anche la presenza del tempo corretto e della rete su entrambi i sistemi: se Windows e Ubuntu mostrano orari sfasati, puoi sistemarlo lato Linux con la sincronizzazione RTC o lato Windows con la gestione locale del fuso, ma è un dettaglio da trattare dopo che il dual boot funziona. Prima chiudi il problema di avvio, poi rifinisci il resto.

Assunzione: il PC usa firmware UEFI, Windows 11 è già installato su disco GPT e l’obiettivo è un dual boot standard senza cifratura completa del disco da riconfigurare.